Pamela Boiocchi, Michela Piazza - Contemporary Romance
✨ Una webnovel narae selectIl meglio delle autrici self selezionate da narae, in collaborazione con il Festival Romance Italiano.Un bacio può cambiare tutto. Menta, scrittrice in crisi, scappa nelle isole greche in cerca di ispirazione. A ridarle fuoco è Alex, … altro
Tanta bellezza davanti, e lei era nella merda.
Non si era mai sentita così inutile come in quel momento. Neppure la meravigliosa cornice dell’isola di Santorini, nell’arcipelago delle Cicladi, era riuscita a sbloccarla.
Quella terra antica sorgeva sull’orlo di un vulcano sommerso dal mare nel secondo millennio avanti Cristo. Unico ricordo della caldera era la baia a forma di mezzaluna, fronteggiata da un gruppo di isolotti, su cui si affacciava la terrazza della bianca casa di zia Ludovica.
Da sempre, la villa era il porto sicuro in cui Menta poteva rifugiarsi e trovare conforto dai casini successi a Milano. Anche quella volta vi era scappata in preda al panico e ai sensi di colpa, e se ne stava lì a osservare il candore immacolato degli edifici che contrastava con il nero della scogliera e con il blu intenso del Mar Egeo. In lontananza, le cupole azzurre delle chiese ortodosse riuscivano quasi a far dimenticare i resort di lusso costruiti a valle, nella zona più chic.
Con i suoi tramonti fiammeggianti, le piscine a sfioro, i cocktail sorseggiati sullo strapiombo della scogliera, Santorini era un tuffo nella storia e un piacere per gli occhi. Perché allora tutta quella poesia non accendeva in lei la fiamma dell’ispirazione? Da quante ore stava seduta a fissare il vuoto sulla terrazza?
L’agenda le stava aperta davanti, con tutti gli appunti in ordine, ma niente: la maledetta pagina continuava a restare bianca!
Menta aveva anche cercato su internet quali fossero i rimedi e i consigli per superare il cosiddetto blocco dello scrittore - quasi fosse una malattia - ma no, nulla sembrava funzionare.
Decise di farsi un caffè. Ecco, quella era la fase definita “temporeggiare”, cioè perdere tempo invece che mettersi a scrivere. Le sembrava di destreggiarsi con particolare talento in quel frangente.
Il caffè, in Grecia, era un rituale. Perciò lei si prese il tempo necessario per far bollire l’acqua, mettere la polvere e lo zucchero. Versò poi con calma la bevanda calda nella tazza e attese che si formasse il deposito sul fondo prima di bere.
Accese anche un incenso: aveva letto che aiutava a schiarire la mente.
Bisognava quindi sorseggiare il liquido con lentezza, senza mai mescolare; era quello il segreto. Oltre ad accompagnare la bevanda con un dolcetto: una dose di zuccheri magari l’avrebbe tirata su e l’ispirazione sarebbe tornata insieme alla carica di energia.
Prese con entrambe le mani la mug con l’unicorno che le piaceva tanto, gli occhi fissi sul paesaggio e la testa che frugava mondi lontani.
In quel preciso istante, quasi fosse uno scherzo del destino, un’improvvisa folata di vento la sorprese: dispettosa, le gettò in faccia i lunghi capelli castani, che finirono in bocca e negli occhi. E nello stesso tempo sollevò in un mulinello colorato i fogli sparsi sul tavolo, sospingendoli oltre il parapetto e giù per il pendio.
“No, cavolo, questo no!” Strillò Menta. Tutto ciò che aveva prodotto erano pochi appunti, e stavano per finire nel Mar Egeo!
Tra le sue qualità non figurava l’essere particolarmente atletica, ma scattò con un balzo all'inseguimento del tesoro perduto. Si lanciò in una corsa a perdifiato giù per la scala che dalla terrazza portava alla spiaggia.
Ogni volta che stava per afferrare i suoi preziosi fogli, però, un nuovo soffio di vento li spingeva più lontano: le sembrava di essere vittima di una dannata candid camera. Era davvero ridicolo! E per di più doveva stare attenta a non inciampare o sarebbe ruzzolata sulla pietra…
“Ehi, tu! Giù le mani e ridammeli.”
Chi accidenti era quel tizio? Menta strizzò gli occhi per mettere a fuoco: da lontano non avrebbe riconosciuto nemmeno sua madre, neppure con gli occhiali. Accidenti anche alla miopia! Era chiaro però che laggiù c’era un uomo con una camicia bianca che teneva il suo tesoro tra le mani e aveva tutta l’aria di essere intento a farsi gli affari suoi. Che cavolo, stava leggendo gli appunti e gli scarabocchi che le erano costati mesi di lavoro!
Gli si fece vicino di corsa, rendendosi conto di dover sembrare una pazza senza cervello: intenta a inveire contro uno sconosciuto, decisa a strappargli dalle mani dei pezzi di carta. Oltretutto la probabilità che parlasse la sua stessa lingua era remota, visto che si trovavano in Grecia, in una delle isole più densamente popolate di turisti di ogni nazionalità. Ma tutto perdeva importanza, di fronte ai suoi appunti. Li avrebbe recuperati a qualsiasi costo! Persino lei si stupiva di fronte a tanta determinazione.
“Excuse me…” riprovò, con il fiatone. La corsa l’aveva sfiancata.
Il tizio che teneva i suoi fogli finalmente sembrò accorgersi della sua esistenza.
Capperi, era un figo pazzesco! Alto e abbronzato, indossava con disinvoltura una camicia bianca di lino; le maniche erano arrotolate sugli avambracci solidi, e qualche bottone aperto metteva in mostra il petto glabro e una collanina di conchiglie che gli circondava il collo. Era a piedi nudi e indossava dei jeans effetto stone washed. I capelli castani - con un ciuffo ribelle da passerella di moda - erano evidentemente schiariti dal sole e aveva degli occhi verdi che le tolsero il respiro. O forse quello era colpa della carenza di ossigeno dovuta alla recente corsa: non era troppo abituata all’attività sportiva.
“Sei italiana?”
Menta alzò gli occhi al cielo. Tipica frase da turista in cerca di un’avventura vacanziera. La milanese che era in lei si ribellò. “Sono di fretta, più che altro.”
Ora che il problema della lingua era stato risolto, poteva concentrarsi sull’obiettivo. “Quelli sono miei” tagliò corto, indicando i fogli che il ragazzo teneva in mano. “Potrei riaverli?”
Un’espressione sorniona gli si dipinse in volto. “Perché non facciamo uno scambio?”
“Scusa?” Forse non aveva sentito bene.
“Una cena. Io ti restituisco questi e in cambio tu esci con me.“
“Facciamo che, invece, tu mi dai subito i miei appunti e ognuno se ne va per la sua strada?”
Aveva un bel sorriso, il tizio, con denti bianchi perfettamente allineati. Menta era una maniaca dell’igiene dentale e aveva sempre apprezzato una bocca splendente. Ma no, nemmeno per un secondo le passò per la testa di accettare l’invito.
“Quello che si trova in mare o sulla spiaggia appartiene a chi lo recupera. Quindi, tecnicamente, ora i tuoi appunti sono di mia proprietà.”
“È una stupida convinzione alimentata da romanzi e film di avventura, in cui il mare è territorio di nessuno e quindi tutti possono diventare padroni di ciò che trovano” lo contraddisse lei. “In realtà, la tua è appropriazione indebita.”
Il bellimbusto ebbe la faccia tosta di sorridere e di sporgersi nella sua direzione con fare ammiccante. “Sembri tenerci parecchio, a questi fogli.”
Con un balzo Menta cercò di acciuffarli, ma lui fu più veloce: sollevò il braccio sopra la testa, portando il prezioso bottino al di fuori della sua portata. Cavoli, non era giusto! Solo perché era alta un metro e sessanta con i tacchi, non avrebbe consentito a quello spilungone di prendersi gioco di lei!
“Prima che tu decida di denunciarmi o di tirarmi un calcio in punti che preferirei preservare intatti...” riprese il tizio, serafico. “Che ne diresti di testare un’altra leggenda metropolitana alimentata da film e canzoni? Ovvero: esiste il colpo di fulmine?”
Menta corrugò la fronte e si ritrasse appena: lui si era fatto ancora più vicino, e ora le sembrava non solo alto, ma anche imponente. Le spalle larghe di lui gli conferivano un’aura prestante e contrastavano in modo netto con il suo fisico da uccellino.
Come aveva fatto a intuire che aveva progettato di prenderlo a calci? Era così ovvia la sua espressione contrariata?
“No, non esiste il colpo di fulmine” rispose, decisa. “Si tratta solo di una reazione chimica che scatena l’attrazione fisica. Ma è una faccenda temporanea.”
“Io invece dico che esiste eccome...”
Perché la fissava con quegli occhi intensi? E si permetteva di invadere il suo spazio vitale con quei pettorali che facevano capolino dalla camicia semi slacciata? Dove credeva di essere, dentro la pubblicità di un profumo?
“Appunti” ripeté, secca.
“Te li darò stasera a cena. Se segui la spiaggia, troverai un localino dipinto di bianco. Ci vediamo lì alle sette?”
“Amico, mi sa che ultimamente hai rimorchiato troppe turiste inglesi. A Milano a quell’ora si lavora ancora.”
La sua affermazione venne accolta con la risata più calda e spontanea che avesse mai udito. “Qui non siamo a Milano, signorina. La vita può anche avere altri ritmi.”
“Se sei in vacanza, forse” ribatté Menta. Con una mossa repentina cercò di nuovo di saltare e afferrare i fogli, ma – ancora una volta - il ragazzo fu più rapido.
“Tutto dipende dal nostro atteggiamento mentale: si può svolgere il proprio dovere anche senza essere stressati.”
L’ultima cosa di cui aveva bisogno era farsi fare la predica da uno che perdeva la propria giornata a piedi nudi sulla spiaggia. “Ho una scadenza! E tu mi stai facendo sprecare tempo prezioso.”
“In verità, sei tu che stai tenendo entrambi impegnati in una battaglia verbale: fosse per me, ci saremmo già salutati con un sorriso e la mente intenta a pregustare una serata piacevole.”
Era autorizzata a picchiarlo, vero? Cioè, persino una lady sarebbe stata legittimata a perdere la pazienza, a quel punto.
Però tu non sei una lady, mia cara! Sei una fottuta piratessa!
Menta scacciò quella vocina fastidiosa dalla testa. La sua coscienza, o forse il suo subconscio, chissà, aveva da tempo assunto le sembianze della protagonista della saga che stava scrivendo e parlava con il tono deciso e un po’ sboccato di Morag Campbell, capitano del vascello pirata Banshee.
Diamine, piantala di fare la santarellina dedita al lavoro! Tanto sono settimane che stai chiusa in casa e non riesci a cavare un’idea da quel tuo cervello cittadino. Una serata di svago puoi anche concedercela, accidenti. E poi lo hai visto, questo marinaio? Non dirmi che non hai notato i suoi bicipiti scolpiti e che non ti piacerebbe fare un giro su...
“Adesso basta!” Menta picchiò un piede sulla sabbia, arrabbiata sia con lo sconosciuto ladro sia con il proprio alter ego. “E va bene, cedo al ricatto. Ma tu non osare sbirciare i miei appunti, chiaro?”
“Croce sul cuore” promise lui. Il suo sorriso era così luminoso da stordire. “Ci vediamo alle otto. Ti ho concesso un’ora, vedi? So essere ragionevole, io. Ma non arrivare tardi o sarò costretto a ingannare l’attesa leggendo qualcosa.”
Avrebbe dovuto mandarlo al diavolo e non acconsentire. Insomma, lo sanno tutti che non si deve andare a cena con uno sconosciuto! Avrebbe potuto essere un maniaco, uno psicopatico, un serial killer...
Oppure un bel tipo in vacanza che non vedrai mai più e con cui potresti farti una sana cavalcata. Una cosa puramente fisica, ottimo scacciapensieri!
Morag aveva spesso pensieri più carnali di quelli di Menta, tali da farla arrossire, proprio come in quel caso! Zittì di nuovo la voce nella propria testa, e provò anche a scacciare l’immagine che le aveva evocato: di lei e dello sconosciuto sexy che...
“Sarò puntuale. Cena veloce. Mi restituisci i miei fogli e pedalare, ok?” Milano docet.
“A stasera, signorina” le sorrise in risposta, enigmatico, mentre piegava il prezioso tesoro e lo infilava nella tasca posteriore dei jeans sdruciti ad arte.
Menta rimase a guardarlo mentre le voltava le spalle e se ne andava fischiettando, un piede nudo dopo l'altro, sulla spiaggia. Forse lo detestava, dopotutto.
Il marinaio ha anche un bel fondoschiena, no?
Dannazione, non era solo Morag ad averlo notato
E mentre gli osservava il sedere, il mascalzone si voltò a guardarla e sollevò una mano in un cenno di saluto. Le strizzò l’occhio, prima di mettersi a correre. Era pure atletico! Menta scosse la testa... Che cavolo aveva fatto?