Daniela Volonté - Contemporary Romance
✨ Una webnovel narae selectIl meglio delle autrici self selezionate da narae, in collaborazione con il Festival Romance Italiano.E se un estraneo sconvolgesse la tua vita? Melissa, ricercatrice universitaria, trova su un iPad acquistato all’asta le foto di uno sconosciuto. … altro
Corro. Devo sbrigarmi altrimenti perderò la coincidenza. Era meglio prendere un taxi. Arrivo in tempo, ma con il fiatone, così mi accascio sul sedile e tento di far giungere un po’ di ossigeno nei polmoni. Pochi minuti e il treno parte. Appoggio la testa allo schienale e mi passo una mano sugli occhi.
Sono esausto!
Questa vita non fa proprio per me, non più. Per fortuna ci sono le mie foto. Apro lo zaino e cerco l’iPad. Dov’è? Sparito. Rovisto nel trolley, ma non lo trovo. Non è nemmeno nelle tasche laterali. Dannazione, l’ho perso!
***
Sono un disastro. Sono una vera catastrofe, mi ripeto mentre cerco di pulire questo lago di caffè. Giuro che smetto di berlo. Cavolo, forse si è solo sporcato! Ma no, no, la situazione è peggiore di quel che pensassi. Lo schermo si è trasformato in una fitta ragnatela di crepe. No! Vorrei solo piangere. Appena Damiano si accorgerà del danno, non mi rivolgerà mai più la parola.
Magari il vetro si può cambiare… Finisco di asciugarlo con la stessa delicatezza che dedicherei a un neonato, poi il momento della verità: provo ad accenderlo. Nessun segnale di vita.
Calma, Mel, magari la batteria è scarica.
Corro in camera di Damiano e frugo alla ricerca del caricatore e mentre lo attacco alla presa elettrica, prego il santo degli elettrodomestici di farmi la grazia, ma niente miracolo: l’iPad è morto stecchito. E chi lo sente?
Mi muovo per la cucina in attesa di un’idea, ma penso soltanto che vorrei un caffè. Provo a premere di nuovo il tasto di accensione, con un’ultima speranza. Purtroppo l’elettrocardiogramma è piatto. E ora che faccio? L’unica cosa saggia: prendo il cellulare.
“Pronto.” Mi preparo al peggio.
“Sasha, ascoltami, ho combinato un guaio, devi aiutarmi.”
“Mel, che cosa è successo?” mi chiede lui con la sua solita flemma.
“Ho rotto l’iPad di Damiano” confesso.
“Cosa?” La flemma è andata a farsi benedire. “Come? Quando? Ma sei impazzita?”
“Ci ho versato sopra del caffè.”
“Allora non l’hai rotto. Mel, mi hai fatto prendere un colpo!” ribatte Sasha.
“…tazza compresa.”
“Sei in guai molto grossi. Lo sai vero?” sbotta. “Dimmi che Damiano prima di prestartelo l’ha sincronizzato, altrimenti siamo rovinati. È con quell’iPad che ha scattato le foto che ci servono per il progetto” tuona a denti stretti.
“A dir la verità, mi aveva proibito di usarlo.” Dall’altra parte provengono una serie di imprecazioni. “Sasha, lo so e mi dispiace, ma ti prego aiutami.”
Silenzio.
“L’ho sentito un’ora fa, ha detto che si trattiene dai suoi fino a domenica. Hai sette giorni di tempo per sistemare questo caos, oppure ti conviene fare testamento” asserisce serio.
“Grazie per l’incoraggiamento. Fatti venire un’idea.”
“E io che cosa c’entro? Hai fatto tutto tu.” Non mi può abbandonare in questo modo.
“Sasha, hai presente come si trasforma il tuo ragazzo quando è arrabbiato? Ecco, direi che la cosa ti riguarda da vicino, eccome.”
“Porca miseria, ho capito, passo da te dopo il lavoro. Non toccare l’iPad, non tentare di aprirlo, chiaro? Lascialo così come si trova. Evita di fare altri danni.”
“Va bene” rispondo avvilita. “Grazie, a dopo.”
Mi ci vuole proprio un caffè. Al diavolo la promessa di prima.
***
Sasha è passato a prendere l’iPad. Appena lo ha visto, ha strabuzzato gli occhi. Temevo quasi che il bulbo oculare gli cascasse a terra. Sarebbe stato un enorme sacrilegio sprecare quelle iridi grigie incastonate in un viso tanto delicato. Ormai non faccio più caso alla bellezza di Damiano, ma quando mi ha presentato questo russo di un metro e novantacinque dai capelli biondi e dal fisico scolpito, giuro che mi è venuto un colpo!
Tra grugniti e sbuffi, Sasha ha appena portato via i resti del tablet. Ho continuato a chiedere scusa, ma la sostanza non cambia. Spero solo che Damiano sia riuscito a scaricare il contenuto nel suo computer prima dell’incidente. Per fortuna questa è l’ultima settimana di lezioni in Cattolica. In questo anno accademico i miei studenti sono stati davvero indisciplinati. Molti di loro sono venuti a lezione soltanto per disturbare, più di una volta sono stata costretta a sospendere le esercitazioni, ma non è servito a nulla. Dalla settimana prossima però mi diverto io: iniziano gli esami e prima di passare dal titolare della cattedra, sono obbligati a fare una sosta dalla sottoscritta. Ho una buona memoria visiva, quindi le facce dei cafoni me le ricordo molto bene. Casualmente saranno tartassati…
***
Alla fine, dopo due giorni, Sasha si degna di telefonarmi.
“Ciao, ti prego dimmi che non ho buttato dalla finestra tutto il vostro lavoro.” Lui ride. Spero sia un buon segno.
“Tranquilla, Mel, siamo riusciti a recuperare tutti i dati” mi informa.
“Grazie, grazie, grazie. Meno male, ti giuro che non capiterà mai più.”
“Questa era la buona notizia, ma c’è anche quella cattiva.” E ti pareva, un po’ di fortuna, no?
“Va’ avanti, l’importante è che quelle foto siano in salvo.”
“L’iPad è andato. Non si può riparare in nessun modo, mi dispiace.”
“Pazienza, ne comprerò uno a rate. Secondo te, quanto può costare?” chiedo calcolando mentalmente ciò che rimane del mio stipendio tolto l’affitto e le spese ordinarie.
“Come quello, attorno alle mille euro.”
“Mil… mille?” balbetto.
“Mel, non ti preoccupare, vorrà dire che gli farò il regalo di compleanno anticipato. Anzi, così non dovrò nemmeno impazzire per trovare qualcosa che sia di suo gusto.”
“No, non sarebbe giusto. In qualche modo farò!” Forse ho trovato una soluzione. “Pensi che se ne trovino di usati?”
“Non voglio abbatterti, ma non lo credo possibile, soprattutto tanto accessoriato” commenta. “La mia offerta è sempre valida, pensaci su, va bene?”
“Grazie, Sasha. Mi hai già salvato riuscendo a estrapolare quei dati.”
Passo tutta la giornata di mercoledì a cercare un’offerta o una promozione per quel modello di tablet. La sera sono ormai rassegnata, quindi mi vedo costretta ad accettare la proposta di Sasha, gli restituirò la cifra un po’ alla volta.
Questa storia mi fa riflettere. Mi considero un disastro e, quando sono in queste condizioni, tendo a tirare le somme della mia vita. Ho trentun anni, condivido un appartamento con il mio migliore amico e non ho uno straccio di fidanzato. Fidanzato… lasciamo perdere. Con Philippe ero convinta che potesse funzionare, invece, è stato un anno buttato e sentimenti sprecati, prima di lui ho avuto solo qualche storiella di pochi mesi.
Sto cenando quando il cellulare squilla. È di nuovo Sasha. Dice di aver risolto tutti i miei problemi e di farmi trovare pronta per le 07:30 di venerdì, raccomandandomi di portare almeno trecento euro in contanti. Quando chiedo spiegazioni, ha già riagganciato, fagocitato dal lavoro, come sempre.
***
Venerdì, appena apro il portone, lo trovo appoggiato alla portiera della sua auto.
“Buongiorno, Mel, dormito bene?”
“Benissimo, grazie. Allora, mi sveli l’arcano? Dove stiamo andando?” gli chiedo, mentre mi allaccio la cintura.
“All’aeroporto.” Si volta e ride della mia espressione. “Non ti sto proponendo di scappare con me, tranquilla.” Peccato! Ma sono scema? È il ragazzo del mio migliore amico. “C’è un’asta di oggetti rinvenuti a Malpensa. Ho controllato la lista e il prezzo base per un iPad come quello che ci interessa è di centottanta euro.”
“Oddio, sei un mito! Come hai fatto a scovare questa notizia?”
“È stato il ragazzo che ha fatto il backup dei dati dal vecchio tablet a dirmelo. Gli ho chiesto se conosceva qualcuno che vendeva un iPad usato e lui mi ha detto di questa asta. L’unico problema è che non sono formattati.”
“Quindi, cosa ce ne facciamo?” mormoro, mentre il mio entusiasmo scema.
“Semplice, lo riporto ad Antony che sistemerà tutto.”
“Sei fantastico! Ma da quando conosci un hacker?” domando divertita.
“Hacker… che parola grossa, il ragazzo è un semplice smanettone. Tutto qui.”
A mezzogiorno siamo di ritorno a Milano, con un iPad identico a quello distrutto. Sasha ha comprato anche un portatile a un prezzo stracciato, chissà a cosa gli servirà… Io ho dovuto lottare un po’, ma alla fine ho speso solo duecentocinquanta euro. Li avevo appena messi da parte per comprarmi un notebook, ma preferisco risarcire il danno a Damiano. Con lo stipendio da ricercatore non riesco sempre ad arrivare a fine mese e lui si offre spesso di coprire la mia parte di affitto, quindi rimanderò i miei piani.
Per i prossimi mesi ho tre presentazioni da preparare, così potrò contare su entrate extra e saranno una boccata d’ossigeno. Amo molto questa parte del mio lavoro, più che insegnare. Quest’anno poi forse sono più stanca del solito o le matricole sono esagitate, sta di fatto che sono contenta che i corsi siano giunti al termine.
Arrivati davanti a casa, saluto con un bacio sulla guancia il mio salvatore. Mi sento molto più serena rispetto ai giorni scorsi.
***
Oggi torna il mio coinquilino e strozzerei il suo compagno che non mi ha ancora fatto sapere nulla di quel benedetto iPad. Ho passato l’intera giornata a sistemare casa e per cena ho persino cucinato i piatti preferiti di Damiano. Non litighiamo quasi mai, ma quando accade sto male per settimane.
Alle sette di sera mi viene la tentazione di chiamare Sasha, ma desisto, in ogni caso devo assumermi le responsabilità delle mie azioni.
Mia madre direbbe: “Melissa, segui l’esempio di Simona. Tua sorella è una persona responsabile e sa cosa vuole nella vita. Tua sorella si è fidanzata. Tua sorella ha passato l’esame di Stato al primo colpo e sarà un ottimo avvocato. Tua sorella ha comprato casa e si sposa.” E ha ragione! Simona ha due anni meno di me ed è una donna con la D maiuscola. È perfetta e io la adoro perché non fa pesare mai i suoi successi. Ci pensa mia madre a farlo al posto suo.
Il tintinnio di chiavi nella toppa mi fa ridestare da questi pensieri e poco dopo mi trovo davanti la faccia sorridente di Damiano. Gli corro incontro, mentre lui mi prende per la vita e mi alza da terra.
“Direi che ti sono mancato.”
Oltre le sue spalle vedo Sasha con il pollice alzato, ma io lo guardo male. Non poteva mandare almeno un messaggio?
“Ovvio che mi sei mancato” gli dico, sciogliendo il nostro abbraccio. “Va’ a posare la valigia, ti ho preparato le lasagne ai gamberi.”
“Mel, è successo qualcosa?” Mi guarda torvo.
Come cavolo fa? Mi giro, fisso Sasha che è una maschera di indifferenza, e poi torno a osservare il mio migliore amico.
“A dir la verità, sì. Ho rotto il tuo iPad” confesso, “ma Sasha ha recuperato tutto e io te l’ho ricomprato. È usato, ma è tenuto bene! Vero, Sasha?” domando. Temo lo sguardo di Damiano, invece gli angoli della sua bocca si piegano verso il cielo.
“Mi ha già detto tutto” commenta con un cenno della testa, indicando il suo compagno. “E dopo che mi ha raccontato il caos che avete fatto per rimediare al danno, mi sono sentito fortunato ad avere accanto due matti come voi. Ora possiamo cenare?”
Sono felice che l’abbia presa bene, ma durante la cena i suoi silenzi mi preoccupano. Gli occhi verdi sono cupi, intuisco che qualcosa non va. Lancio uno sguardo a Sasha e capisco che anche lui non sa nulla di più. Mentre metto i piatti nella lavastoviglie, loro escono sul terrazzo e appena guardo la mensola del salotto, ho la certezza che Damiano deve essere turbato: ha preso le sigarette e il posacenere. Venti minuti dopo, Sasha entra in cucina e l’espressione del suo volto non annuncia nulla di positivo.
“Che cosa succede?”
“Non ne vuole parlare. Gli ho chiesto se voleva che mi fermassi questa notte, mi ha risposto di no” afferma Sasha con un filo di voce.
“Sai che per lui è difficile esternare quello che ha dentro. Vedrai che domani starà meglio e si farà perdonare in tutti i modi possibili.”
“Speriamo che sia come dici tu.” Prende un sacchetto da terra e lo appoggia sul tavolo. “Questo è per te. Il mio amico te lo ha sistemato per bene, pertanto non potrai fare altri danni” commenta, regalandomi un sorriso tirato, mentre all’interno trovo il portatile che ha acquistato all’asta. “In questo computer troverai una cartella contenente i file del vecchio proprietario dell’iPad. Li ho fatti eliminare dal tablet, ma il ragazzo li ha salvati per sbaglio sul tuo portatile e vanno cancellati, pensaci tu, ok?”
“Lo farò! E grazie tante, non so davvero cosa altro dire.”
“Stagli vicino anche per me” sussurra.
Faccio un cenno affermativo mentre lancia un’ultima occhiata verso la terrazza prima di andarsene.
Quando esco, trovo Damiano accostato al parapetto, la sigaretta in mano e il volto nascosto nell’altra. So di cosa ha bisogno, così mi appoggio alla balaustra davanti a lui.
“Vieni qui” gli ordino mentre allargo le braccia pronta ad accoglierlo.
Lascia cadere la sigaretta nel posacenere e si accoccola addosso a me. La testa sul mio seno e le sue mani attorno alla mia vita. Prima sospira, poi il suo respiro si spezza e inizia a piangere. Poso la guancia sulla sua testa e gli accarezzo quella matassa color corteccia.
“Le cure non fanno effetto… mio padre sta morendo, Mel. E io ero lì come un coglione, a guardare, senza poter far niente.”
Lo stringo di più senza dire altro, perché in certe situazioni le parole devono lasciare il posto ai gesti.
***
Mi sveglio e capisco subito di non essere nel mio letto, prima ancora di voltarmi verso Damiano, che dorme al mio fianco. Vado a prepararmi un caffè e lo bevo in terrazza, mentre mi godo la vista di questo scorcio di Milano. Appena rientro, accendo il cellulare e trovo un messaggio di Sasha, nonostante sia l’alba lo richiamo all’istante.
“Mel, tutto ok?”
“Sì, ora sta dormendo, ma sarebbe meglio che al suo risveglio tu fossi qui!” sussurro.
“Il tempo di vestirmi e arrivo.”
Mentre mi preparo per andare al lavoro, Sasha arriva e ha gli occhi segnati.
“Ha bisogno di te!” mi limito a dire.
Arrivo in Cattolica alle sette e per mia fortuna il portone è già aperto. Vado nel mio ufficio, anche se in realtà lo condividiamo in quattro, e con una certa trepidazione avvio il mio nuovo portatile per la prima volta. Sono già stati installati tutti i programmi che uso di più, persino quelli di grafica. Fantastico! E questa che cos’è? Una cartella denominata “iPad”… Giusto, i file da eliminare del vecchio proprietario del tablet. La apro e ci sono una serie di sottocartelle. In “Documenti” e “Video” non c’è nulla. Poi visualizzo “Immagini” e sullo schermo si stagliano una miriade di icone. In totale sono quattrocentocinquantadue.
Incuriosita, attivo la riproduzione. Caspita, sono bellissime! Davanti ai miei occhi si susseguono foto di paesaggi, dettagli della natura, parti di edifici o costruzioni, oggetti che sembrano quasi vivi. Foto a colori, in bianco e nero, seppiate o monocromatiche. Resto senza fiato nel vederle scorrere a una a una, all’inizio velocemente, poi piano, assaporandole come fossero pagine di un libro. Passo così le successive tre ore, immersa in quel collage di emozioni e mi dimentico perfino del lavoro. In alcune riconosco qualche città europea, mentre in altre il soggetto è la bellezza della natura. Una tra tutte cattura la mia attenzione. Mi toglie il fiato. È una foto in bianco e nero e mostra delle onde altissime che si infrangono contro un frangiflutti. L’acqua s’increspa, ma la struttura rimane lì immobile, compatta.
La imposto come sfondo del desktop, è una calamita per le mie pupille.
A metà mattina vado in sede a prendermi un caffè. Appena rientro in ufficio, curioso di nuovo nel computer e apro la cartella “Immagini” che nasconde una sottocartella chiamata “Bianca.” Qui ci sono una trentina di foto di tessuti in primo piano, modelli di vestiti indossati da manichini, foto di insegne e quelli che sembrano interni di negozi.
A questo punto credo di aver capito. L’iPad deve essere di questa Bianca, che ha scattato soltanto le foto appena visualizzate, mentre tutte le altre le avrà scaricate dal web, non possono essere opera della stessa mano. Non ci vorrà molto a scoprirlo. Vado su Google, clicco sull’icona della macchina fotografica e cerco l’opzione “carica un’immagine.” Provo con la prima foto, ma non ottengo alcun risultato. Tento con una ventina in ordine sparso e l’esito non cambia. Compaiono foto simili, ma non quelle, quindi è molto probabile che siano state davvero scattate dalla vecchia proprietaria. Come non detto, questa Bianca è eccezionale!
Lo squillo del cellulare mi distrae dai miei pensieri.
“Ciao, Damiano, tutto a posto?”
“Sì.” C’è una lunga pausa di silenzio. “Grazie per avergli telefonato. Abbiamo chiarito molte cose.”
“Allora mi perdoni per quel piccolo danno?” chiedo e lo sento ridere.
“Perdonata, anzi, sono in debito con te.”
“Se la metti su questo piano, ci sarebbe da fare la spesa. Il frigorifero piange” commento.
“Non esagerare, Mel. Se non sbaglio le ultime due volte sono andato io al supermercato e ho portato a casa una dozzina di bottiglie d’acqua.”
“Appunto, almeno fai allenamento e ti mantieni in forma! E non credo che a Sasha dispiacerebbe vederti ancora più scolpito” replico ridendo.
“Va bene, mi hai convinto. Per l’ennesima volta andrò io. Ti serve qualcosa?”
“La lista di quello che manca è al solito posto. Grazie, Damiano. Un bacio.”
Sono sollevata dal sentirlo più sereno, poi fisso lo sfondo del portatile e torno alla mia ricerca caricando proprio l’immagine del frangiflutti.
Caspita! Il primo risultato mi rimanda a Instagram. Clicco e mi compare il profilo di Leon de Rouc. Ma non doveva essere una donna? Magari è il fidanzato… Ovviamente la foto principale è proprio quella che mi piace tanto, mentre il resto dell’account è in modalità privata. Non mi fa sbirciare tra le altre foto o tra le notizie sulla sua vita.
E ora che faccio? La mano è più veloce della testa e ha già cliccato su “Segui.” Compare la scritta “Richiesta inviata.” Cavolo! E se dovesse chiedermi chi sono e perché l’ho contattato? Be’, allora gli dirò la verità: ho visto l’immagine del suo profilo e volevo fargli sapere che me ne sono innamorata. Brava, Mel, così ti darà della pazza e chiamerà la polizia postale!
Ormai l’ennesimo danno è fatto. Spengo il computer e l’ultima cosa che vedo è proprio quella foto. Chissà quale dettaglio mi attrae tanto, non lo capisco nemmeno io.