Bliss: Pura gioia - Webnovel - Narae

Bliss: Pura gioia

Stefania Bernardo - Romance Contemporaine

✨ Una webnovel narae selectIl meglio delle autrici self selezionate da narae, in collaborazione con il Festival Romance Italiano.Sofia, affermata donna in carriera, ha tutto ciò che desidera. Compresa una focosa relazione con l’irresistibile Samuel, il suo capo. Eppure, ogni … plus


31 Épisodes

Episodio 1

 

Prologo

 

La visuale toglieva il fiato. L’attico in cui si trovavano era splendido: in cima a uno dei grattaceli più lussuosi della città, dava l’impressione di poter dominare il cielo.

 

Le vetrate del salone si affacciavano sull’Est River e da lì si poteva ammirare anche la Statua della Libertà. New York si mostrava sinuosa, piena di luci, di desideri e di possibilità.

 

Sofia, deliziata dalla vista, prese un calice dal vassoio. Il cameriere in divisa bianca le sorrise cortese e lei si bagnò le labbra nello champagne, mentre lanciava ancora uno sguardo ammirato allo skyline di Manhattan.

 

“Sei stupenda, stasera!” La voce sensuale di Samuel la fece voltare.

 

Il manager della Good Lever Marketing aveva uno sguardo che non lasciava spazio ai fraintendimenti. Sofia si concesse una piccola espressione di trionfo, le pupille fisse sulla mascella decisa dell’uomo, i capelli biondi pettinati all’indietro e la camicia che faceva risaltare i pettorali.

 

Gli occhi scuri del suo capo luccicavano e lei si lasciò travolgere dalla sensazione di orgoglio che provava nel petto. Gli anni di duro lavoro passati tra Università e Master avevano dato i loro frutti: era diventata il braccio destro di Samuel Lentini, manager di maggior successo nel campo del marketing per le multinazionali più famose. Passava la sua vita tra viaggi di lavoro e di piacere, circondata dal lusso. 

 

E da qualche mese si era immersa in una relazione passionale con Samuel. L’uomo che più di una volta era finito sulle riviste patinate per via delle sue avventure con modelle e attrici, il desiderio proibito di decine di donne, era caduto ai suoi piedi.

 

“Mi sembri davvero impaziente.” Lentini glielo disse lanciando un’occhiata alla scollatura messa in evidenza dal vestito rosso, ma Sofia sapeva che si stava riferendo anche ad altro.

“Credo che lo siano un po’ tutti” rispose, con lo stesso tono malizioso, le labbra poggiate contro il bordo del bicchiere.

 

Intorno a lei era un proliferare di voci. Alla festa partecipavano molte persone famose, sia imprenditori che star. Tra un bicchiere di buon vino, qualche pettegolezzo e una risata, in tanti voltavano le pupille verso il quadro appeso al muro e coperto da un telo.

 

“Ah, eccovi!” Max Sawyer, brillante imprenditore newyorkese, nonché loro cliente e proprietario dell’attico, li raggiunse. L’orgoglio che sprizzava da ogni gesto. “Il grande momento sta per arrivare.”

 

Sofia, suo malgrado, dovette reprimere il brivido di eccitazione che le strisciò lungo la schiena.

 

“È vero che decide di persona a chi vendere le sue opere?” chiese Sofia a Max.

“Sì, pare che scruti la reazione dell’acquirente. La gioia che prova nel guardare il quadro. Non vuole gente che compra solo per avere qualcosa di lusso e di moda nel proprio appartamento.” Sawyer gongolava. La felicità di essere uno dei prescelti era ben visibile sul volto.

“E lei lo ha visto di persona?” domandò ancora, carica di aspettativa.

“Sì, ma ho firmato un accordo con il suo avvocato. Se rivelo la sua identità, rischio di pagare un risarcimento costoso, davvero molto costoso. E a nessuno piace buttare i soldi per uno stupido pettegolezzo.” Si strinse nelle spalle. “E inoltre mi sta simpatico, apprezzo la sua filosofia, quindi è giusto mantenere il mistero…”

 

Sofia sorrise, eppure fremeva dalla voglia di saperne di più.

 

Ancora qualche istante passato a chiacchierare con Max, poi le luci dell’attico si spensero per lasciar posto a un gioco di colori soffusi.

 

“Bene, signori e signore, sono davvero felice che abbiate accettato l’invito a questo party.” Sawyer aveva preso la parola sistemandosi accanto al quadro. “Per me questo acquisto è motivo d’orgoglio. Adoro ogni forma d’arte e il pezzo che sto per mostrarvi vi toglierà il fiato.”

 

Sofia si morse il labbro. Non riusciva più a tenere a freno il proprio entusiasmo. Samuel le cingeva la schiena con il braccio, le dita a carezzare la curva dei fianchi. Un contatto che aumentava l’aspettativa, si sentiva tesa, ogni senso in allerta, trafitta come da una scarica elettrica.

 

Stava per trovarsi al cospetto di uno dei suoi idoli degli ultimi anni. Certo, non poteva vederlo in volto, ma era sufficiente ammirarne l’arte dal vivo per provare la stessa carica di adrenalina che in genere si avvertiva durante il concerto della propria band preferita.

 

Il telo venne lasciato cadere e un faretto illuminò l’opera.

 

Si levò un coro di “Oh” ammirati.

 

Sofia però rimase in silenzio a provare l’intimo piacere di osservare quelle curve armoniose che si delineavano sullo sfondo nero della tela. Non si trattava di semplice arte moderna astratta.

 

Lugh riusciva a rendere splendenti tele che di base partivano da colori molto scuri, usando solo il rosso e il bianco o il giallo per dare vita alle forme.

 

Un albero centenario disegnato in ogni particolare, un sentiero ricoperto da foglie cadenti e un’altalena in primo piano con sopra una ragazza a piedi nudi, la veste e i capelli smossi dal vento. Tutto solo utilizzando il rosso e il giallo. Eppure, ogni dettaglio era esaltato come se fosse stato dipinto con tutte le sfumature della realtà. Tele che raccontavano frammenti di vita, in grado di far venire il desiderio di scoprire ogni cosa della donna ritratta, di cucirle addosso una storia…

 

A riportarla alla realtà fu il tocco di Samuel. Dal fianco si stava spostando con studiata lentezza verso il seno. Si era calato verso il suo collo e Sofia ne avvertì il fiato caldo sulla pelle.

Finì lo champagne nel calice, i bisbigli accorati per l’opera di Lugh avevano lasciato il posto alla musica. Ritmo incalzante per ballare e scaldare la serata.

 

“Vieni con me!” La voce roca di Samuel non ammetteva repliche.

 

Le prese la mano e lei lo seguì tra le coppie che ballavano. Entrarono in un’altra stanza, più intima, piccola, ma anche lì una vetrata dominava Manhattan.

 

Poltrone di pelle italiana, mobili di design, tutto appena illuminato dalla lampada che Lentini aveva appena acceso con gesti familiari, quasi fosse lui il proprietario di quel lussuoso appartamento.

 

“Conosci molto bene questo posto” gli bisbigliò, mentre la spingeva deciso contro il vetro panoramico.

“Diciamo che conosco molto bene la sorella di Max” rispose provocatorio, le mani che scivolavano sul bordo della scollatura.

 

Sofia non provò gelosia, piuttosto potere. 

 

Deciso, la spinse contro la vetrata. Lei avvertì il tocco gelido della superficie contro le spalle nude e la cosa riuscì a eccitarla ancora di più, così come il fatto che a pochi metri decine di persone ballavano e conversavano.

 

Da un momento all’altro potevano sorprenderli.

 

“E se entrasse Max?” bisbigliò all’orecchio di Samuel. I capelli di lui le solleticavano il collo, le labbra a divorarle la pelle, roventi. Arroganti.

“Ti preoccupa davvero la cosa?” Il viso a un soffio dal suo.

“No, in realtà no.” Sospirò. Liquida, tesa. Incapace di provare vergogna.

 

Non era possibile quando un uomo così ti penetrava la bocca. La lingua esplorò lenta ogni angolo, le dita scostarono il bordo del vestito rosso fino a far emergere i capezzoli che vennero sfiorati con estrema lentezza dalle dita, per poi scendere verso l’ombelico.

 

Sofia prese fiato, poggiò la testa contro il vetro, ebbra, neanche avesse appena bevuto il più forte dei liquori. Quanto amava quella sensazione su di lei. Sapere che il capo la desiderava a tal punto da baciarla in quel modo nel bel mezzo di un party esclusivo pieno di possibili futuri clienti. 

 

Quello stesso capo che terrorizzava il resto dei colleghi, intenti ogni giorno a fare a gara per guadagnarsi approvazione. Un uomo per cui le donne si sarebbero felicemente ammazzate tra di loro. Sembrava uscito da una serie tv, con quei capelli biondi, gli occhi scuri e il potere dei soldi che trasudava da ogni gesto.

 

Samuel si allontanò appena per allentarsi la camicia e mostrarle così i pettorali, lei emise un gemito mentre ne osservava il profilo del viso, e si perse negli occhi neri che la fissavano. Occhi che riflettevano il successo, l’attitudine al comando e l’assoluta voglia di soddisfare ogni capriccio.

 

Rimase a sospirare, in attesa. Riprese a baciarla e decise di occuparsi del vestito alzando l’orlo della gonna, fino a scoprire le sue mutandine di pizzo che caddero presto vittima del tocco perentorio di Samuel.

 

Un attimo e finirono sulle sue décolleté nere. Lui sapeva essere un abile tormentatore. Si abbassò e iniziò a baciarle le caviglie. Lento, su fino alle ginocchia.

 

Ogni tocco di quelle labbra roventi le strappava un gemito.

 

Fremeva, nuda davanti a lui, con il vestito arrotolato sui fianchi. Dall’altra stanza arrivava la musica sempre più seducente. Perfetta per quel momento. Risate e chiacchiere giungevano alle sue orecchie, confuse dal desiderio.

 

Provava un brivido appena qualcuno si avvicinava alla porta, indugiava sull’uscio. E ne provò uno intenso quando le labbra di Samuel iniziarono a succhiare avide. Istintiva cercò di appoggiarsi alle spalle solide, ma le afferrò i polsi, deciso, mentre continuava a titillare la sua carne più sensibile. Sofia iniziò a muovere il bacino, ormai incapace di resistere al piacere che le attraversava ogni centimetro del corpo. 

 

Quell’uomo era lusso e desiderio sfrenato.

 

E conosceva come prolungare il divertimento, rimaneva padrone della situazione, riuscendo a rendere ogni tocco esaltante. Si alzò per ammirarla, freddo, arrogante, e lanciarle uno sguardo di sfida che non ammetteva repliche. 

 

Tornò ad avvicinarsi, le sfiorò il collo, poi fece scivolare le dita dietro la schiena fino ad afferrarle le natiche. Un chiaro, palese invito. I loro visi a sfiorarsi appena, il respiro di lui che tradiva l’eccitazione, la frenesia che nascondeva sotto un sorriso strafottente.

 

Sofia non se lo fece ripetere, si liberò delle scarpe e gli avvolse il bacino con le gambe.

 

Una spinta decisa, in perfetta sintonia con la canzone sensuale che aveva appena iniziato a risuonare nell’altra stanza, e poi un’altra, la schiena che strusciava contro il vetro, il seno che sfregava contro il torace di lui.

 

Samuel era la sua tentazione. Il suo peccato. Non era mai stata in grado di resistere al fascino del capo. Sapeva che poteva essere sconveniente, come del resto lo era fare sesso in casa d’altri, con il rischio di essere scoperti, ma non le interessava.

 

La vita al fianco di Samuel era veloce ed elettrizzante. 

 

Le agguantò i fianchi, possessivo, e Sofia si disfò in mille frammenti di puro, liquido, indecente piacere che le fecero reclinare la testa ed emettere un piccolo grido in cui riversò l’orgasmo. Potente e violento, come sempre.

 

Le tappò la bocca con la mano per evitare che gli altri sentissero il loro scandaloso incontro e lei rimase ad ansimare contro il palmo, fremente, desiderosa di avere ancora di più.

 

“Forse dovremmo tornare di là…” bisbigliò lui, contro il suo orecchio. I corpi ancora a strusciarsi, ricoperti appena da un velo di sudore, il cuore a riverberare il piacere lungo tutti i muscoli.

“Lo credo anche io” rispose Sofia, mentre a malincuore si scostava per riprendere un aspetto consono all’evento a cui stavano partecipando.

 

Samuel si abbottonò la camicia e dopo averla baciata ancora una volta con passione, tornò nel salone accanto.

 

Lei si infilò in bagno, dove risistemò il vestito, il trucco e poi cercò nella borsetta il suo pacco di sigarette. Si guardò allo specchio e sentì svanire in fretta la scarica di endorfine provocate dal sesso ma non aveva alcuna voglia, in quel momento, di dare ascolto alla propria voce interiore che premeva affinché Samuel, una volta per tutte, si decidesse a ufficializzare con un anello la loro relazione.

 

Uscita dalla toilette, prese l’ennesimo calice di vino che bevve con troppa fretta e si avviò verso il guardaroba per reclamare il soprabito.

 

Uscì sul terrazzo, corredato da una piscina idromassaggio. Le avrebbe fatto piacere una nuotata ma non era certo la stagione adatta e si accontentò del vento leggero e frizzante. La brezza le schiarì la mente, gli occhi che ancora si beavano della moltitudine di luci offerte da New York.

 

Si strinse di più il fine cappotto intorno al corpo e si accese la sigaretta, poggiandosi alla balaustra. Aspirò la prima boccata di fumo e scrutò oltre le vetrate il quadro di Lugh, che compariva a intermittenza celato dall’andirivieni continuo degli invitati.

 

Le trasmetteva malinconia e intimità. Sentimenti che contrastavano con quelli provati poco prima, con la lussuria che ancora le invadeva i muscoli.

 

Una contrapposizione netta, che confidava solo a quelle tele che costavano migliaia di euro. Tutte le persone ricche volevano un Lugh in salotto. Era l’artista del momento. Quotato, ricercato, ammirato.

 

Eppure, nessuno lo aveva mai visto in volto.

 

Sofia tirò un’altra boccata di sigaretta e si disse che, in fondo, nemmeno lei si faceva scrutare davvero in viso.

 

Nemmeno da Samuel.

 

Télécharge l'application et continue à lire gratuitement