Burning Secrets - Webnovel - Narae

Burning Secrets

Estelle Every - New Adult

Ivywood, campus d’élite dove si scontrano segreti e ambizioni. Scarlett inizia una nuova vita, determinata a eccellere. Ma il suo mondo vacilla quando rivede Keith, il ragazzo che un tempo ha amato… e perso. Freddo e sfuggente, segnato da un … plus


57 Épisodes

Episodio 1

 

Scarlett

 

Le lingue di fuoco dilagano sulla moquette, leccano i piedi del mio letto, si arrotolano intorno alle tende che incorniciano la finestra. Il bagliore delle fiamme si riflette sui vetri, proiettando una luce rossa minacciosa sul mio stesso riflesso. Il cervello strilla, mi impone di scappare. Ma resto immobile. Il mio corpo si rifiuta di obbedire anche se il calore diventa insopportabile. Il fumo si ispessisce, trasformando poco a poco l’aria in un veleno che mi invade i polmoni.

 

Tossisco, tento di inspirare, ma ogni singolo gesto non fa altro che peggiorare la tosse. Sento il dolore al petto diventare sempre più insistente, la gola pizzicare e le lacrime solcarmi con decisione le guance.

 

Che cosa ho fatto?

 

La porta del bagno è aperta, ma non c’è nessuna uscita da questo lato.

 

Ho i polmoni che bruciano. Le fiamme si arrampicano sui muri, divorano le foto di famiglia come bestie affamate.

 

Improvvisamente, la porta della camera si apre di scatto. Appare una sagoma immersa nel corridoio pieno di fumo.

 

“Scarlett! Esci di lì!”

 

Quella voce. La riconosco, ma non riesco ad associarla a nessuno. La sagoma si avvicina, tendendo un braccio verso di me.

 

“Scarlett, prendi la mia mano!”

 

Quando le nostre dita sono sul punto di sfiorarsi, un rumore assordante risuona sopra le nostre teste.

 

C’è una persona ora che mi separa dal pericolo, ma il dolore è brutale. La mia gamba…

 

“Bisogna uscire ora!”

 

Ancora quella voce maschile familiare.

 

“Scarlett!”

 

Mi sveglio di soprassalto con il cuore che batte all’impazzata. Le palpebre sbattono freneticamente come per cercare di scacciare il fumo. Ma, fortunatamente, non c’è niente.

 

La biblioteca. Sono nella biblioteca dell’università di Ivywood, non in una casa in fiamme. Ho il respiro irregolare e la t-shirt leggermente umida a causa del sudore. Sbatto le palpebre più volte, cercando di ancorarmi alla realtà: gli scaffali immacolati, l’odore di carta e caffè, il silenzio ovattato interrotto solo da qualche sussurro.

 

Di nuovo questo sogno. Perché proprio adesso?

 

Mi passo una mano tremante tra i capelli e provo a riprendermi. Il mio manuale di sociologia è aperto alla stessa pagina da un’ora. Ho preso solo qualche appunto. Sono a Ivywood da una sola settimana e già mi addormento durante una sessione di studio.

 

Complimenti, davvero.

 

“Scusa. Va tutto bene?”

 

Alzo lo sguardo. Una ragazza è davanti al mio tavolo. Alta, magra, i capelli castani perfettamente lisci e tagliati a caschetto, vestita con un look all’ultimo grido che la fa sembrare appena uscita da una rivista: una semplice camicetta bianca e una gonna a tubo, ma del genere che grida “soldi” senza bisogno di ostentare loghi.

 

I suoi occhi mi scrutano con una curiosità calcolata.

 

Mi fissa e intuisco che è da me che aspetta una risposta.

 

“Tutto bene, grazie.”

“Sei nuova da queste parti, vero?”

 

La voce è dolce ma sicura.

 

“Sì” rispondo cercando di sembrare più sveglia di quanto non sia. “Primo semestre.”

 

Non so perché sento il bisogno di specificarlo.

 

Un sorriso le sfiora le labbra. Uno di quelli non proprio calorosi, ma neanche del tutto freddi. Calcolato, come tutto il resto.

 

“Victoria Stern” dice porgendomi una mano con una manicure impeccabile. “Terzo anno, responsabile del comitato di accoglienza.”

 

Victoria Stern. Perfino io, appena arrivata, ho già sentito quel nome. Le stringo la mano, consapevole che la mia stretta probabilmente tradirà una certa tensione.

 

“Scarlett Ambrose” mi presento, correggendo istintivamente anche la postura. “Primo anno in scienze sociali.”

 

Il suo sguardo si sofferma sul mio viso, come se cercasse qualcosa, tanto che devo sforzarmi di resistere all’impulso di controllare se ho inchiostro sul naso o magari un po’ di bava post-pennichella.

 

“Ambrose… Questo nome mi dice qualcosa” mormora lei, pensierosa. Qualche attimo dopo si ricompone e riprende: “Venerdì organizzo una piccola serata informale. Solo studenti selezionati. Dovresti venire.”

 

Non è propriamente un invito; somiglia di più a un ordine mascherato. Prima che possa rispondere, vedo scivolare un biglietto elegante sul mio tavolo.

 

“Alle diciannove in punto. Non fare tardi.”

 

La vedo quindi allontanarsi in una nuvola sottile di un profumo costoso. Quell’incontro mi lascia leggermente stordita.

 

“Era Victoria Stern quella che con cui parlavi?”

 

Riley, la ragazza con cui vivo, si materializza vicino a me con due bicchieri di caffè in mano. Gli occhi strabuzzati fissano la sagoma di Victoria che si allontana tra gli scaffali.

 

“A quanto pare. Grazie, sei un angelo” rispondo afferrando il caffè già teso verso di me. “Mi ha invitato a una serata.”

 

Riley quasi rovescia il bicchiere per lo stupore. I suoi riccioli rossi rimbalzano quando si siede precipitosamente di fronte a me.

 

“Stai scherzando? Victoria Stern non parla a quelli del primo anno. Non si accorge nemmeno della loro esistenza finché non fanno ufficialmente parte del suo gruppo.”

 

Sollevo le spalle, incapace di spiegarmi perché la regina del campus si stesse interessando a me.

 

“Ha detto che il mio nome le suonava familiare” mormoro.

 

Riley si sporge in avanti, abbassando la voce come per condividere un segreto di stato.

 

“Gli Stern e gli Ambrose forse si conoscono? Potrebbe essere una spiegazione plausibile. Gli Eredi funzionano così: connessioni familiari, rete di influenza, questo genere di cose.”

“Gli Eredi?”

 

Riley alza gli occhi al cielo, come se avessi appena chiesto chi fosse il presidente.

 

“Il gruppo più esclusivo del campus. Tutti ricchi, tutti belli, tutti destinati un giorno a dirigere il mondo. Victoria ne è la regina inconfutabile da quando la ex presidente ha preso il diploma. La loro prima serata è aperta a tutti perché è lì che selezionano gli eletti.”

 

Intanto giocherello con l’invito. Carta spessa, lettere in rilievo. Indirizzo, orario e un piccolo simbolo in un angolo, una sorta di chiave stilizzata.

 

“In pratica quando Victoria Stern ti invita da qualche parte” continua Riley, “ci vai. È come una sorta di… approvazione.”

 

Ripenso alla presenza autoritaria di Victoria, al suo fare sereno. Una parte di me, quella che ha passato l’estate a tormentarsi su come integrarsi in quella nuova università elitaria, si sente lusingata. Un’altra parte, quella che si sveglia ancora madida di sudore dopo gli incubi sull’incendio, è istintivamente diffidente.

 

Con lo sguardo seguo Victoria, ferma a un tavolo un po’ più lontano. Parla con qualcuno, un ragazzo che vedo solo di schiena. Alto, spalle larghe, postura al tempo stesso tesa e disinvolta. C’è qualcosa nel suo leggero inclinarsi da un lato che risveglia in me un’eco lontana.

 

Mi torna in mente un flash del mio sogno: la sagoma tra le fiamme che tende la mano verso di me.

 

È ridicolo. Non lo vedo abbastanza bene da qui.

 

Eppure, un brivido mi percorre tutta la spina dorsale. Lo studente si alza in piedi, raccoglie le sue cose. Anche da lontano riesco a percepire la freddezza della loro conversazione. Victoria sembra contrariata. Lo deduco da un micro cambiamento nella sua postura perfetta, da una tensione nel sorriso. Il ragazzo annuisce brevemente con il capo e si allontana verso l’uscita.

 

Non riesco a vederlo in viso.

 

“Terra chiama Scarlett?”

 

Riley mi agita la mano davanti agli occhi.

 

“Sei completamente persa. Suppongo che sia l’effetto che fa Victoria Stern.”

 

Scuoto la testa, distogliendo lo sguardo dalla porta che ha inghiottito lo sconosciuto.

 

“Scusami. Sono ancora un po’ intontita. Mi sono addormentata sugli appunti.”

“Ancora quegli incubi?” chiede Riley con sincera preoccupazione.

 

Le avevo parlato delle mie notti tormentate il giorno dopo il trasloco, quando mi ha trovato tremante alle tre del mattino nella nostra minuscola cucina comune. Non ho precisato che si trattava sempre dello stesso genere di incubo né cosa riguardasse.

 

“Tutto okay” rispondo con un sorriso forzato. “È solo lo stress della ripresa e il fuso orario.”

 

Riley non insiste, ma il suo sguardo trattiene una punta di preoccupazione. Decide di cambiare argomento.

 

“Allora, questa serata… Pensi di andarci?”

 

Osservo di nuovo l’invito, poi guardo nella direzione in cui Victoria sta ormai parlando con due altre studentesse tanto curate quanto lei.

 

La voce di mia madre risuona nella mia testa: “Qui c’è in gioco il tuo futuro, Scarlett. Non devi perdere l’occasione. Ricordati che le amicizie che ti farai a Ivywood sono tanto importanti quanto i voti. Più importanti, addirittura, per aprirti certe porte.”

 

Ho un sorriso amaro sulle labbra, ma lo maschero prendendo un sorso di caffè.

 

Poi, incrocio lo sguardo di Riley.

 

“Suppongo di sì” rispondo infine.

“Ottimo! Potremo prepararci insieme” dice Riley, entusiasta. “Ho già pensato al vestito da mettere per l’occasione. Le serate degli Eredi sono leggendarie, ma passato il primo anno, nessuno sa effettivamente cosa succeda nelle successive.”

 

Il suo entusiasmo era contagioso, tanto che mi sorpresi a sfoggiare un sorriso sincero. Forse è proprio quello di cui ho bisogno: integrarmi, farmi dei nuovi amici, lasciarmi il passato alle spalle. Non è proprio per questo che ho scelto Ivywood, a centinaia di chilometri da casa mia?

 

Una nuova vita. Un nuovo inizio.

 

Eppure, mentre la mia coinquilina mi racconta tutto ciò che sa sugli Eredi, i miei pensieri scivolano via, attratti da quel misterioso studente. C’è qualcosa nella sua sagoma che ha risvegliato un ricordo che non riesco ad afferrare del tutto. Come una parola sulla punta della lingua.

 

Raccolgo le mie cose, soffocando quella vocina nella testa che insiste: mi sto solo prendendo in giro. So benissimo perché quel ragazzo mi è sembrato familiare. È la stessa ragione per cui ho scelto proprio Ivywood nonostante le proteste di mia madre, che avrebbe preferito vedermi in un’università più vicina a casa, e soprattutto più rinomata.

 

Avevo bisogno di sapere se fosse davvero qui.

 

Esco dalla biblioteca insieme a Riley, che continua a parlare della festa in programma, ma non riesco a trattenermi dal cercare con lo sguardo una sagoma precisa tra gli studenti che incrociamo sul campus. Mi ripeto che è sciocco, che le probabilità sono minime.

 

Dopotutto, sono passati sette anni. È probabile che sia cambiato quanto me. Forse nemmeno mi riconoscerebbe. O peggio: forse mi riconoscerebbe perfettamente.

 

Sono scossa da un brivido, nonostante il caldo di settembre.

 

Eri tu?

 

Tengo per me questa domanda, come ho tenuto per me tante altre cose. Se davvero è lui, se anche lui frequenta Ivywood, allora il mio nuovo inizio si è appena complicato. E non poco.

 

Perché non si può davvero fuggire da un incendio, se siamo noi stessi ad alimentarne le fiamme.

 

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