Non volevo essere un’eroina rosa! - Webnovel - Narae

Non volevo essere un’eroina rosa!

Valentina Vanzini - Contemporary Romance

Caterina odia i romanzi rosa e giura che mai, mai si lascerebbe incantare da un uomo da copertina. Finché una botta in testa la catapulta dentro un romanzo, con tanto di corpo perfetto e miliardario irresistibile al seguito. Blake Greenwood … more


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Episodio 1

 

Io odio i romanzi rosa. Ma che dico: io detesto i romanzi rosa. Disprezzo, aborro, rigetto profondamente i romanzi rosa. Rosa. La sola parola mi fa venire l’orticaria.

 

Sono appena le otto. Mi sento uno straccio, non ho ancora bevuto un caffè e ho già voglia di uccidere qualcuno.

 

Il salotto di casa mia è invaso da venti tizie che stringono in mano giganteschi volumi con in copertina addominali scolpiti e unti d’olio. Piego la testa di lato cercando di decifrare meglio la scritta rosa shocking.

“Delizia bollente” legge la voce alle mie spalle. “Niente male, eh!” Virginia mi dà un buffetto sulla spalla e fa per superarmi, ma io l’agguanto per l’orlo della camicetta e la trascino indietro.

 

È mezz’ora che me ne sto sullo stipite della porta, in pigiama, senza avere il coraggio di entrare. C’è solo qualche metro di distanza che mi separa dal tavolo con sopra la caraffa di caffè e i croissant caldi. Dovrei entrare, bere la mia tazza di caffè e uscire, ma non credo di potercela fare ad affrontarle. Non oggi.

 

Senza contare che è il mio primo giorno di dieta. O di digiuno, per essere precisi. Questo significa che potrei cavare gli occhi a una tizia in trenta secondi con un cucchiaino da tè se provasse a dirmi qualcosa.

 

Lancio un’occhiataccia a Virginia cercando di trasmetterle tutta la mia rabbia e lei per tutta risposta mi sorride candidamente.

 

“Non mi dire che ti sei già pentita di aver accettato” dice pettinandosi la frangetta pel di carota e incrociando le braccia. “Ieri sembravi così felice.”

“Direi!” protesto. “Mi ero appena scolata un Pinot grigio ed ero completamente ubriaca! Mi hai evidentemente raggirato in un momento di infermità mentale.”

Scuote il capo contrariata. “Ma se hai anche detto che non ti avremmo dato nessun fastidio. Anzi, sembravi quasi felice.”

Sbuffo, serrando le labbra infastidita. “In realtà avrei detto qualsiasi cosa per farti uscire dal bagno. Stavo vomitando l’anima se non ricordi male.”

“Che potevamo venire l’hai detto prima!” replica offesa.

“Probabilmente le tossine del pesce mi erano già arrivate al cervello e non riuscivo più a ragionare” ribatto, decisa a non arrendermi.

 

Stanotte ho dormito male. Anzi, non ho dormito affatto se non contiamo quell’oretta che ho passato sdraiata sul pavimento del bagno abbracciata al wc. Ieri sera il mio fidanzato Mario Riccardi, detto Marietto-Alito-Pesante, ha pensato bene di mollarmi dopo quasi tre mesi di frequentazione. Mi ha scaricato con un messaggio su WhatsApp, senza nemmeno il coraggio di incontrarmi o – che so – almeno mandarmi un vocale. A quanto pare sono troppo fredda per uno come lui, che con l’alito riesce a sciogliere la calotta artica o, per dirla con parole sue, non sono abbastanza disinibita a letto. O porca, se preferite.

 

Non che me ne fregasse molto di Mario, ma venire scaricata da un tizio che tutti chiamano Marietto-Alito-Pesante e che ho cercato di sopportare stoicamente per tre mesi a suon di mentine e collutorio portatile, è davvero deprimente. Sarei dovuta essere io a mollare un tipo così, non il contrario. Invece mi sono trovata a supplicarlo di incontrarci per chiarire la situazione. Peccato che lui fosse già chissà dove a infestare la bocca di qualche altra sciagurata con il suo alito fetido. Così non mi è restato altro da fare se non tirare fuori dal frigo il Pinot grigio del discount – quello che conservo per le grandi occasioni – e ordinare con Just Eat quattro porzioni di sushi dal giapponese dietro l’angolo.

 

Il vino faceva schifo, ma me lo sono scolato tutto. Il pesce idem. Due ore dopo mi sono ritrovata con la faccia dentro il water a vomitare l’anima. Non ricordo nemmeno bene di aver parlato con Virginia. Figuriamoci di averle detto che poteva invitare quelle pazze della sua setta rosa a casa il mattino dopo.

 

“E poi avevi detto che eravate due o tre amiche. Invece mi ritrovo in casa venti invasate!” brontolo tornando all’attacco.

Virginia allarga le braccia in segno di resa e alza gli occhi al cielo. “Dio, come sei melodrammatica!” sbuffa. “Non sono mica un’orda di assassine. Sono donne. Proprio come te, e se tu cercassi…”

Alzo una mano bloccandola. “No, no, no. Non ci siamo. Quelle…” esclamo indicando le donne sedute in circolo con in mano il libro rosa shocking. “Non sono donne come me. Io non sono così. Io NON LEGGO ROMANZI ROSA.”

Virginia sbuffa come se avessi detto una stupidaggine. “Esagerata” se ne esce come se fossi io la pazza. “Siamo solo un club che ama leggere rosa. Che male c’è a sognare un po’?”

“Ecco, il problema è proprio questo…” ribatto, ma mi blocco di colpo. È tutto inutile, fiato sprecato. Scuoto il capo. “Fra venti minuti se ne vanno?” domando speranzosa.

Virginia scosta il polsino della camicetta in stile vittoriano e lancia un’occhiata all’orologio. “Venti minuti e se ne vanno” ripete. “Esci alle otto e trenta come sempre per andare al lavoro, giusto? Per quell’ora il salotto di casa sarà sgombro.” Mi dà un colpetto sulla spalla senza attendere una risposta e si allontana, raggiungendo le altre.

 

La conosco dalle elementari ed è l’amica più cara che ho. Ma giuro che in questi momenti le salterei al collo come un pitbull da combattimento. Io e Virginia viviamo nella stessa casa da almeno cinque anni e andiamo perfettamente d’accordo, tranne quando ci si mette di mezzo il suo lavoro… e la sua setta. Sì, perché la mia migliore amica non è solo una blogger affermata, ma La blogger di romanzi rosa più famosa del web. Legge, recensisce, fa segnalazioni e partecipa a eventi, tutti rigorosamente caratterizzati dal colore rosa.

 

La sua vita è un concentrato di eroine innamorate e bastardi dal cuore tenero. Ormai ho perso il conto dei libri che ci sono in casa nostra. Decine, centinaia, migliaia di romanzi disposti in ordine sugli scaffali del salotto, della cucina, della camera da letto, del corridoio e persino del bagno.

 

E se vi state chiedendo se ne ho mai letto uno la risposta è NO. Tempo fa Virginia mi aveva costretta a leggere Cinquanta sfumature di grigio, ma dopo quattro capitoli morivo già dalla voglia di spaccare la faccia a Mr Grey e dare una sberla ad Anastasia che non la smetteva più di mordersi il labbro e alzare gli occhi al cielo. Dopo quella lettura orripilante ho deciso che non mi sarei mai più azzardata ad aprire uno di quei libri che hanno sulla copertina un tizio mezzo nudo che fa mostra dei suoi addominali.

 

D’altronde, dopo che ne hai letto uno li hai letti tutti. Sono praticamente identici, uno la fotocopia dell’altro. Le scrittrici si firmano con pseudonimi esotici e altisonanti che sono tutto un programma: Katrin Stars, Kayla Stevens, Rosalin Ross, quando poi magari si chiamano Maria Rossi, vivono a Tivoli, hanno tre bambini e un marito con la calvizie incipiente. Per non parlare dei titoli: Il giustiziere, Fammi tua, Sangue bollente, Passione proibita e così via.

 

Beh, sappiate che quei titoli sono tutti a casa mia e che ogni giorno me li ritrovo sotto il naso. Come se non bastasse, Virginia fa parte di una setta. Sì, la chiamo così perché è a tutti gli effetti una setta: quella delle amanti dei romanzi rosa. Il loro motto è Pink Pride e credono che Mr Grey sia l’uomo dei sogni e che gli orgasmi multipli siano una cosa normale in ogni relazione. Ciò non mi interesserebbe assolutamente, se non fosse che le compagne/colleghe di Virginia ogni due settimane si piazzano nel salotto di casa nostra per discutere dell’ultimo libro uscito. Che poi, cosa ci sarà da discutere visto che la trama è sempre la stessa? Lui è uno stronzo, lei è un’ingenua imbranata, lei si innamora, lui la tratta male, lei piange, lui cambia idea e si innamora.

 

Cristo santo, mi viene il voltastomaco solo a pensarci!

 

Di solito, quando ci sono questi incontri non mi faccio mai trovare a casa. Scappo via prima per andare al lavoro oppure non rientro affatto. Invece ieri sera, quando fra un conato e l’altro Virginia mi ha chiesto se le sue amiche potessero venire, il mio cervello non ha registrato affatto l’informazione. Così stamattina quando mi sono svegliata, me le sono ritrovate nel salotto di casa già sedute in circolo con in mano l’ennesimo mattone pseudoromantico con protagonisti uno stronzo e una cretina.

 

Seguo con lo sguardo Virginia, mentre si avvicina al gruppo e prende posto su una delle sedie libere.

 

“Bene, mi sembra che ci siamo tutte.” Batte le mani per richiamare l’attenzione delle compagne e il brusio si placa all’istante. “Possiamo iniziare!” Afferra il gigantesco volume rosa con sopra la scritta Delizia bollente e lo apre.

 

Le altre la imitano, affondando il naso fra le pagine. Le fanatiche dei romanzi rosa sono tutte uguali, ormai dopo anni di riunioni di questo tipo ho imparato a riconoscerle. C’è la cinquantenne divorziata che sogna una notte di passione con un modello di Calvin Klein vent’anni più giovane; la zitella amante dei gatti che fantastica su come il Principe Azzurro (anche lui dotato di addominali d’acciaio) si innamori della sua goffaggine; l’eterna insoddisfatta alla perenne ricerca dell’uomo dei sogni e la sposata-repressa che vorrebbe sperimentare manette e giochi erotici in camera da letto. Ovviamente non con il marito stempiato, meglio se con il suddetto modello di Calvin Klein.

 

Tutte, ma proprio tutte, sono alla ricerca di un uomo che sia bello come un attore di Hollywood, con un fisico da calciatore, la sensibilità del Dalai Lama e i soldi di Bill Gates.

 

Scuoto il capo a quel pensiero e lancio un’occhiata all’orologio appeso alla parete. Se non voglio fare tardi al lavoro, devo darmi una mossa. Sono ancora in pigiama, struccata e con i capelli così crespi che sembra mi sia scoppiato un petardo in testa.

 

Ma prima di fare qualsiasi altra cosa ho bisogno di caffeina. Ora!

 

Il mio sguardo punta di nuovo il tavolo alle spalle di Virginia su cui è stato allestito il piccolo buffet dolce. C’è l’enorme caraffa di caffè nero e il vassoio di croissant. Li guardo con la bava alla bocca. Forse potrei concedermi uno strappo alla regola nella mia dieta del digiuno. In fondo, ho vomitato tutta la notte, me lo merito un croissant, cavolo!

 

Il brontolio del mio stomaco mi spinge a muovermi. Come una tigre che ha puntato la preda, entro di soppiatto nel salotto, strisciando lungo la parete. Il mio pigiama panna si mimetizza con il muro e io mi muovo a scatti, fissando terrorizzata le tizie sedute in circolo, ma decisa a raggiungere il mio obiettivo.

 

“Che impressione avete avuto del personaggio maschile?” Virginia alza il naso dal libro e sorride guardandosi intorno.

Una tizia bassina con spessi occhiali da vista e guanciotte rosse alza di scatto la mano. “A me è piaciuto molto. La scrittrice l’ha descritto molto bene sia psicologicamente che fisicamente.”

 

Finalmente raggiungo il tavolino e mi avvento su un croissant, guardandomi intorno guardinga, ma le donne sono tutte concentrate sulla discussione.

 

“Sì, è vero” interviene una spilungona vestita con una salopette. “Soprattutto quando parla dei suoi addominali…” Ridacchia. “E del suo coso.”

“Batacchio” esclama la tizia bassina, trionfante. “Lo chiama batacchio. Oppure verga. O uccello. Ho apprezzato molto la capacità della scrittrice di diversificare il modo in cui chiama l’arnese del protagonista.”

 

Ha detto davvero arnese? Un pezzo di croissant mi va di traverso mentre soffoco una risata. Comincio a tossire rumorosamente e tutte si voltano nella mia direzione.

 

Virginia mi lancia un’occhiata intuendo i miei pensieri. “Forse la mia amica Caterina voleva dire qualcosa…” accenna sarcastica.

 

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