Don’t look back in anger - Webnovel - Narae

Don’t look back in anger

Amelia Bryce - Contemporary Romance

✨ Una webnovel narae selectIl meglio delle autrici self selezionate da narae, in collaborazione con il Festival Romance Italiano.Alexander Noah Hart: capelli rosa, trentaquattro anni di sfacciataggine, troppe sigarette e una reputazione da sciupafemmine che lo precede in tutta Manhattan. … more


40 Episodes

Episodio 1

 

Quando la musica ti salva

 

New Musical Express

 

Ottobre 2021

 

Avete mai fatto caso a quanto la musica sia presente in ogni momento della nostra vita?

A quanto tutto sia, musica? 

Il suono della sveglia al mattino, il borbottio del bollitore poco prima che l’acqua arrivi alla temperatura perfetta, la metro che sfreccia, i passanti per strada con le loro chiacchiere, il battito del cuore, la voce della persona amata. 

Tutto è musica.

La musica per me è sempre stata qualcosa di vitale, un pezzo che dà un senso al tutto. 

Quando mi è stato chiesto di dar vita a un appuntamento mensile su quella che è, a tutti gli effetti, una delle riviste più importanti del paese in termini di musica, mi sono chiesta con che cosa avrei voluto iniziare, di quale artista vi avrei voluto parlare. Vi ho sempre fatto compagnia con le mie playlist, ma scegliere un artista in particolare e scrivervi di lui, per me che con la musica quasi ci faccio colazione, non è stato semplice.

Venticinque anni fa una delle mie band preferite, gli Oasis, pubblicavano quella che per molti è una delle canzoni più iconiche del movimento britpop e della band stessa: Don’t look back in anger

L’esordio di Noel come solista è un inno al guardare avanti piuttosto che indietro, allo smettere di essere arrabbiati per le cose che potresti aver detto o fatto ieri. Accettare quello che è stato senza lasciarsi sopraffare dalla rabbia per ciò che ormai non può più essere cambiato. 

Se chiudo gli occhi e la ascolto, questa canzone ha un grandissimo potere. Un po’ come quelle calamite souvenir attaccate al frigorifero che ogni volta che le guardi fanno riaffiorare in un attimo tutti i ricordi più belli di quella città o di quella vacanza.

Don’t look back in anger è la calamita di un periodo ben preciso della mia vita. È la colonna sonora di quei giorni, le parole a cui mi sono aggrappata nei momenti difficili. È la voce di Noel che prima mi ha consolata e poi incoraggiata. Sono le sue parole che, a modo loro, mi hanno riportata a casa. 

 Ed è stato proprio rendendomi conto di questo che, qualche settimana fa, ho lanciato un sondaggio sui canali social di NME, chiedendovi di dirmi quali sono quelle canzoni che vi hanno salvato. 

Tutti abbiamo la nostra personale playlist della vita, quella che ci accompagnerà sempre, connessa in maniera imprescindibile a un ricordo ben preciso, uno di quelli in grado di farci stare bene anche a distanza di anni.

Canzoni che ci hanno dato forza quando pensavamo di non farcela, ci hanno fatto ridere, ci hanno legato per sempre a un grande amore, a una svolta cruciale, alla realizzazione di un sogno.

Ho quindi deciso di non parlarvi di nessun artista in particolare per questo mese, ma di lasciarvi una playlist che in realtà avete creato voi, sperando possa riportarvi a casa, sempre.

 

E. Rigby

 

Playlist

 

Don’t look back in anger - Oasis

Story of my life - One Direction

Lose Yourself - Eminem

One - U2

Maybe Someday - Griffin Peterson

No regrets – Robbie Williams

Getting started - Jeremy Camp

Alive - Pearl Jam

Come undone - Robbie Williams

Good riddance - Green day

Heavy - Linkin Park

F**kin’ perfect - P!nk

Don’t stop me now - The queen

It takes a fool to remain sane - The Ark

Angels - Robbie Williams

Lullaby - The Cure

Two steps - Dave Matthews band

Crazy in love - Beyoncé

Bad Romance - Lady Gaga

No more tears - Barbra Streisand Donna Summer

He believes in you - Danny Gokey

Everything changes - Take That

Tender - Blur

Lovesong - The Cure

A small victory - Faith no More

I Will survive - Gloria Gaynor

Tiny Dancer - Elton John

Distraction - Paul Mc Cartney

Is there something I should know - Duran Duran

Masterpiece - Jessie J

The Shoop Shoop Song (It’s in His Kiss) - Cher

Confident - Demi Lovato

Fighting fit - Gene

Personal Jesus - Depeche Mode

The last song - The all- american rejects

Given up - Linkin Park

Nothing left at all - Gotthard

How far I’ll go - Alessia Cara

There will be time - Mumford and sons

Yesterday - The Beatles

Si tú no vuelves - Miguel Bosè, Shakira

 

***

 

Noah

 

Noah, 10 mesi prima

 

“Sembri davvero un coglione con quei capelli, Noah, ma ti giuro che la sua faccia quando sei entrato al Plaza, per di più con Cassandra al tuo fianco, ne è valsa la pena.”

 

Sebastian sorseggia champagne mentre io finisco di allacciarmi la camicia, sogghignando alla mia immagine riflessa nelle vetrate della suite del Royal Garden Hotel che danno sulla terrazza. Da qui c’è una vista spettacolare sui giardini di Kensington quasi non sembra di essere nel cuore di Londra.

 

“Il Bastardo ha cercato di rimanere impassibile, ma credo gli sia quasi scoppiata una vena nel cervello quando siamo arrivati. Non ho scelto io il dress code della serata di beneficienza Pink&Black e beh, cazzo, volevo semplicemente ricordargli quanto posso essere più figlio di puttana di lui se voglio. Non avevo nulla di rosa, tingermi i capelli mi è sembrata la soluzione più semplice. E Cassandra è sempre l’accessorio perfetto da sfoggiare quando c’è lui nei paraggi e un’ottima svuota coglioni.”

“Ti prego, Noah, piantala, non me ne frega nulla dei lavoretti che ti fai fare da quella.”

 

Scoppio a ridere mimando a Sebastian quello che mi ha fatto Cassandra e lui in risposta simula un conato di vomito.

 

“Quindi sentiamo, dove passeremo le ultime ore di quest’anno? Hai trovato qualcosa di perfetto?”

“Non solo ho trovato il posto più figo di Londra, ma lì i tuoi capelli rosa saranno molto apprezzati.” Mi fa l’occhiolino mentre prendo dal letto il mio bow tie[1] nero, poggiato accanto alla giacca e alla cintura, e mi è più che mai chiaro dove andremo stasera.

“Ho come la sensazione che uno di noi due scoperà stanotte… e non sarò di certo io!”

“Tu hai avuto i lavoretti di Cassandra a disposizione meno di quarantotto ore fa. Per non parlare di Kimberly, Anna, Esther, Naomi, Miranda e oddio, come si chiamava pure la biondina insipida dell’Upper East Side? Ah sì, Tiffany.” Nel dirlo alza gli occhi al cielo, con ancora le dita della mano destra sollevate. “E queste solo nelle ultime settimane. Quindi senza ombra di dubbio sì, stasera tocca a me divertirmi” risponde dandomi un colpetto sulla spalla sinistra.

“Il fatto che tu sappia con esattezza i nomi di tutte quelle con cui sono stato di recente mentre io ricordo a fatica le loro facce, dovrebbe preoccuparmi?”

“Ti ha mai preoccupato?”

 

Ci penso su una frazione di secondo per poi fare cenno di no con la testa mentre sistemo al meglio il mio bow tie.

 

“Ecco appunto, come immaginavo. Hai solo bisogno di qualcuno che ti ricordi con chi sei già andato a letto, soprattutto in occasioni rischiose tipo quando siamo a un evento mondano, e si dà il caso che quel qualcuno sia proprio io.”

“Lo dici come se mi fossi già fatto tutte le ragazze disponibili di Manhattan…”

“Tutte tutte forse no, ma una buona parte fidati, sì.”

“Che ci posso fare, Seb, se amo così tanto le belle donne e divertirmi con loro?” sogghigno mentre infilo la cintura nei passanti dei pantaloni.

“Nulla Noah, ormai sei una causa persa.”

“Se vuoi posso mettere una parola per farti avere un aumento, visto tutto il lavoro extra.”

“Questa è in assoluto la cosa più intelligente che ti ho sentito dire quest’anno.”

“Come confessione il trentuno di dicembre non è il massimo” dico, guardandolo storto.

 

Sebastian scoppia a ridere mentre indosso la giacca, sistemo i gemelli osservandomi meglio allo specchio. Prendiamo i nostri cappotti e usciamo dalla suite, diretti a cena al Fenchurch.

 

L’auto che dall’hotel ci porta allo Sky Garden resta imbottigliata nel traffico, impiegando molto più del previsto per percorrere questa tratta, ma Londra è in fermento, piena di turisti, gente pronta a festeggiare il capodanno e le strade sono movimentate come non mai.

 

Più la osservo più mi rendo conto di quanto amo questa città, di quanto vorrei potermela godere di più, ma il Bastardo mi vuole di nuovo a New York tra meno di due giorni, come se il mondo potesse impazzire trovando i nostri uffici chiusi.

 

Picchietto freneticamente le dita sulla portiera dell’auto, ho bisogno di una sigaretta e di uscire, ma soprattutto voglio togliermi dalla testa la faccia del Bastardo almeno per le prossime ore. Mi sono rotto il cazzo di averlo sempre nei miei pensieri, gestisce la mia vita ogni fottuto giorno, non ne posso più.

 

Voglio scendere, voglio un bicchiere di rum e voglio fumare

 

“Noah, cos’hai?” Sebastian mi riporta alla realtà.

“Fame.”

“Certo, come no. Raccontalo a qualcun altro. Sono il tuo migliore amico da quando a scuola ti chiamavano pisciasotto, credi davvero che mi beva la storia che hai fame? O che ti sei fatto i capelli come un My Little Pony solo per fare il figo? Dai amico, fanculo eh, se mi credi così tonto. Che hai?”

“Te l’ho appena detto, Seb, ho fame e non ho voglia di parlare. E se proprio devo essere onesto, mi andrebbe di scopare, ma grazie a te devo farmela passare” ribatto con un tono del cazzo, me ne rendo conto, ma non posso farci nulla, non ho voglia di parlare del Bastardo, non ho voglia di essere il vice direttore della H&C Lux, con le palle costantemente nella morsa del suo capo. Non mi va, non voglio pensare proprio a nulla. 

 

Sebastian non si prende nemmeno la briga di rispondere, mi conosce, sa che non ce l’ho con lui e anzi, senza di lui certi giorni proprio non saprei come fare.

 

Intavola una conversazione con l’autista parlando del più e del meno. Io, d’altra parte, continuo a fissare un punto imprecisato fuori dal finestrino senza osservare con attenzione nulla, lasciando che le immagini sfuocate riempiano la mia testa, soffocando tutto il resto.

 

Sfoggio il sorriso migliore non appena l’auto accosta e cerco il pacchetto di sigarette nella tasca del cappotto mentre scendo, aprendo la portiera e lasciando che l’aria gelata mi si conficchi sotto pelle.

 

Fanculo Hart, stanotte c’è solo Noah.

 

Grazie a Dio la temperatura al Fenchurch è perfetta così come il panorama sempre mozzafiato, anche se sono abituato allo skyline di Manhattan, che ci offrono le immense vetrate che circondano il ristorante. 

 

La cameriera mi sorride mentre prende le nostre ordinazioni continuando a farlo ogni volta che porta qualcosa al tavolo, chiaramente indecisa se flirtare con me o ritenermi off limits per via del mio accompagnatore. O dei miei capelli

 

“Sono certo che ci proverà prima della fine della nostra cena. Ti darà il suo numero di telefono, cadendo vittima anche lei del tuo fascino, come quasi tutte quelle che incontri.” Sebastian mi sfotte tra una portata e l’altra.

“Io non la ritengo così spavalda, sai…”

 

E mi sbaglio di grosso perché non appena finiamo e chiediamo al ristorante di prenotarci un taxi, Vanessa, la cameriera, non solo ci comunica che arriverà a breve, ma mi allunga anche un bigliettino con il suo nome e il suo numero di telefono. 

 

Sebastian sogghigna, godendosi la vittoria e al fine di non illuderla troppo lo prendo a braccetto poco prima di entrare in ascensore. Non so se avrò voglia di chiamarla, dopo.

 

Ci ritroviamo nel giro di pochi minuti in strada ad aspettare l’auto che il ristorante ci ha chiamato.

 

“Quindi dove siamo diretti?” chiedo prima di dare un tiro alla sigaretta.

“Quello schifo ti fa male. Lo sai, vero?” Sebastian indica con il mento la mia sigaretta, ma io lo ignoro, infischiandomene, senza nemmeno perder tempo in una risposta. “Comunque ti porto a ballare al Bubbles a Soho, dove io scatenerò il mio culo in pista e tu infrangerai cuori ad ogni passo, come fai più o meno sempre e ovunque.”

 

Scoppio a ridere buttando a terra la cicca e con lei tutte le mie speranze di trovare qualche ragazza interessante stasera.

 

In un locale scelto da Sebastian già so che l’unica fatica che dovrò fare, sarà ribadire in giro che sono etero. Nulla di diverso da quando mi porta per locali a New York.

 

Forse più tardi dovrei chiamare Vanessa.

 

Download the app and continue to read for free